Chi vive nella nostra azienda? Come comporre la squadra

Chi vive nella nostra azienda? Come comporre la squadra

Spero non ci siano brandine e dormitori, che respirino ancora l’aria di casa, ma chi vive con noi in azienda? Che tipi di collaboratori abbiamo? Per poter fare una squadra è importante saperlo.

Potremmo dare mille definizioni e cadere anche nei giudizi, ma qui voglio sottolineare due gruppi che spesso vivono nelle nostre organizzazioni: high achiever e low achiever.

Chi sono? Definiamo gli high achiever come coloro che hanno una grande autonomia in azienda, sono in grado, dando l’obiettivo, di gestire uomini e risorse per raggiungerlo, motivati dalle sfide e dal desiderio di raggiungere mete difficili.
I low achiever sono invece le persone che tendono ad attribuire i successi al destino, a forze esterne, spesso con una bassa autostima in cerca dell’aiuto degli altri anche per compiti facili.

Ma è bene avere tanti high achiever in azienda? Apparentemente si, sembrano dei superman lavorativi….

Il rischio invece è dietro l’angolo. Perché, se è vero che sono motivati dalle sfide, riescono ad essere autonomi e focalizzati sugli obiettivi, c’è anche il rovescio della medaglia.
Gli high achiever facilmente soffrono la percezione della propria inadeguatezza, ignorano i feedback che gli vengono forniti e non riescono ad attuare una delega efficace verso i colleghi che li responsabilizzi, faccia crescere e crei un team.

Per fortuna però, le organizzazioni sono fatte di tutte le persone e la gestione è importante per far crescere i low achiever e aprire al gruppo gli high achiever.
Creiamo la squadra e avremo il successo.

Dobbiamo cercare di capire dove risiede la motivazione delle persone con cui collaboriamo e che spinge e determina il loro agire. Solo comprendendo cosa li spinge, potremo creare anche un clima di co-working. Ogni soggetto ha una motivazione diversa, ognuno spinto da bisogni e desideri propri, comprenderli è il segreto per una buona gestione delle risorse umane.
Dobbiamo essere in grado di collegare gli obiettivi personali a quelli organizzativi riuscendo a produrre uno spirito di squadra ed a fornire una crescita professionale.

Come sempre, quando si parla di HR non esiste la ricetta pronta che vada bene ovunque, ma qualche linea guida si può tracciare.
Iniziamo col conoscere le persone; è basilare capire i caratteri dei collaboratori e cosa li spinge per poter creare dei gruppi di lavoro che siano portatori di crescita (che non vuol dire senza attriti).

Una buona torta non si fa usando solo la farina, ma servono anche ingredienti diversi. Usiamo le diversità di competenze e caratteriali delle persone per avere non solo buoni team, ma grandi team.

Mischiamo le carte, high e low achiever devono lavorare assieme, i primi faranno comprendere che le capacità delle persone possono fare la differenza e impareranno a fare squadra, magari aprendosi ad una maggior capacità di delega.

E’ importante che si instauri un rapporto comunicativo a doppio senso, in questo bisogna stare attenti che gli high achiever non impartiscano ordini, ma collaborino. per farlo, sfruttiamo qualche momento di team building per valorizzare tutti gli elementi del gruppo.

Aiutiamo affinché ci sia un rapporto di fiducia, la certezza che ognuno contribuirà assolvendo il proprio compito e assicurando partecipazione attiva.

Diamo sempre dei feedback strada facendo, siamo presenti nell’ascolto e indirizziamo verso la crescita di tutti. Prepariamo già dei momenti di monitoraggio per fare questo.

Dobbiamo saper capire anche quando si sbaglia a formare i gruppi. Una persona, in un altro team potrebbe dare risultati migliori? Non siamo stati in grado di comprenderne il potenziale iniziale? Interveniamo, senza sminuire o degradare altri, ma interveniamo per rimodulare i team.

Lo scopo ultimo? Avere dei team che diano risultati superiori alla somma dei contributi individuali, generando sinergie che permettono performance sempre migliori.

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