Gamification tra moda e vantaggi

Gamification tra moda e vantaggi

Ormai è da un pò che si parla e si adopera il metodo formativo chiamato gamification, possiamo tirare due somme?

Mentre i puristi della formazione storcono il naso nel vedere la parola “gioco” associata a percorsi formativi, iniziamo col cercare di capire di cosa si tratta.

Gamification (o ludicizzazione) è una strategia con la quale i processi ordinari vengono infusi con i principi di motivazione e di impegno ispirato dalla teoria dei giochi; ovvero il termine indica l’uso di elementi del gioco in contesti non di gioco, al fine di migliorare il coinvolgimento di tutte le parti interagenti.

Praticamente, si usano le dinamiche tipiche dei giochi per appassionare e coinvolgere attivamente i partecipanti in contesti solitamente atipici, come quelli aziendali. Che si tratti di incremento delle performance o nuove procedure o corsi sulla sicurezza, la gamification permette di rendere interessante e interattiva la formazione.

Chi fa il formatore sa quanto sia difficile coinvolgere gli studenti, soprattutto se sono professionisti e lavoratori. Se non vi è mai capitato, provate a guardare questo articolo sulla formazione.

I cardini su cui poggia questa metodologia sono due:

partecipazione – le persone fanno qualcosa, non sono uditori passivi, via al vecchio modello di aula formale con lezione frontale;

interesse – si veicolano le informazioni ed i messaggi in modo da suscitare interesse nella persona;

Tutto bello, ma come si fa?

Di meccaniche di gioco ce ne possono essere innumerevoli, che sicuramente vanno adattate e contestualizzate, ma cerchiamo almeno di individuare dei punti chiave.

Abbiamo detto che parliamo di un’attività che deve assomigliare ad un gioco, permettere la partecipazione attiva e stimolare l’interesse delle persone, quindi ci serviranno….

  • punteggi e ricompense: ottenere ed accumulare punti motiva le persone e, attraverso l’interazione, si può prevedere anche uno scambio che dia l’impressione dell’investimento in varie aree di gioco.
  • livelli: avete presente il candy crush su cui giocate ogni giorno? Sarebbe assolutamente noioso e monotono se avesse un solo livello, anzi, siete spinti a proseguire proprio perché volete raggiungere il livello successivo, ottenere nuovi traguardi è gratificante.
  • obiettivi e missioni: è la vostra ragione a continuare, ottenere ricompense, trofei e premi.
  • beni e premi: inutile accumulare punti se non posso farci niente, come nei migliori giochi di ruolo devono servire a comprare qualcosa, che siano migliorie del personaggio o strumenti; allo stesso modo, i punti che accumulo devono servire a personalizzare il proprio personaggio permettendo una maggior immedesimazione e garantendo l’interazione.
  • classifiche: non può mancare una sana competizione per determinare e concretizzare i risultati e le performance raggiunte.

Non perdiamo di vista l’obiettivo del formatore, cioè creare un ambiente divertente e stimolante, che permetta di sviluppare spirito di squadra per trasmettere contenuti formativi anche di alto valore, il fatto che ci si possa divertire, non vuol dire che non ci sia contenuto o che vada tutto ridotto a punteggi e classifiche solo per elogiare i più bravi.

Ora la domanda che tutti si pongono…..funziona?

Chi legge i miei articoli ha capito che la risposta è…dipende. Molto dipende dai contesti organizzativi in cui ci si trova e dalle modalità scelte su cui imbastire la gamification.

Posso dirvi che, se usare il gioco dell’oca per insegnare la sicurezza permette di coinvolgere ed assimilare meglio i contenuti che permettono di migliorare la qualità del lavoro ed evitare infortuni, allora perchè non usarlo? Se è vero che la sicurezza non è un gioco, è anche vero che un gioco può aiutarmi a digerirla meglio.

La difficoltà è soprattutto nel formatore che, una volta individuati gli obiettivi formativi, deve essere in grado di trovare anche il gioco adatto a trasmetterli, quello che sia in grado di creare coinvolgimento, coesione del gruppo e responsabilità nei partecipanti.

In alcuni contesti è una strategia con un ritorno sicuramente migliore rispetto alla classica aula dove, tra smartphone, chiacchiere e noia, si rischia di parlare anche per ore senza trasmettere contenuti.

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Riccardo
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Sono assolutamente d’accordo! Personalmente sto sperimentando, negli ultimi corsi sulla sicurezza che sto tenendo, questo aspetto della gamification, aiutato – non lo nego – dal libro “Ottantuno esercitazioni esperienziali per la sicurezza sul lavoro di Safety Experience ” http://amzn.eu/0UvHEoj Quello che posso notare, dal lato “formatore”, è che questo modo di “insegnare” porta i partecipanti a: – non annoiarsi – superare le loro aspettative in merito alla giornata formativa – ancorare alcuni concetti a dei momenti ludici –> quindi se lo ricorderanno più a lungo E non nego che anche per me formatore, la lezione scorre meglio. Lancio una freccia… Read more »