Gestire lo stress per un lavoro migliore

Gestire lo stress per un lavoro migliore

Ma come, dobbiamo occuparci anche dello stress dei collaboratori? Si, la funzione risorse umane è chiamata ad avere anche un occhio di attenzione a questo fattore…

Partiamo dal principio che la maggior parte del tempo, gli adulti, la passano al lavoro, insieme ai colleghi, vivendo quotidianamente diverse relazioni, svolgendo compiti e risolvendo problematiche con persone che, diciamola tutta, non si sono proprio scelte in alcuni casi.

Qui entra in gioco lo stress, più volte trattato nei miei articoli, come anche fattore di assenteismo, problemi di produttività, condizione che può demotivare e star male la persona. Da qui l’interesse verso la salute mentale dei collaboratori e dipendenti da parte delle organizzazioni, ansia e depressione minano il lavoro e bisogna quindi trovare strategie per aumentare la resistenza a questi fattori e scaricare le tensioni.

Ovviamente, non si può eliminare lo stress, non è questo lo scopo, anzi, l’eustress può essere un fattore importante, ma bisogna tener monitorati i livelli di distress che non sono sani e possono generare problemi al personale.

Partiamo subito coi suggerimenti?

Sempre con l’idea che, essendo ogni organizzazione un organismo diverso da tutti gli altri, bisogna saperli interpretare ed adattare.

Chi sono i soggetti più a rischio? Andiamo a vedere chi sopporta maggiormente lo stress e chi invece ha soglie di tolleranza più basse, senza giudizi di forma. Cerchiamo di capire se qualche ruolo ha un pressing eccessivo rispetto ad un altro?

Identifichiamo i pericoli, cosa può degenerare velocemente, cosa provoca un’eccessiva pressione sui membri del team e disinneschiamoli velocemente.

Valutiamo il rischio, mettiamo i panni del buon RSPP e cerchiamo di comprendere anche come la sicurezza fisica dei posti di lavoro incida sullo stress. Cerchiamo di prefigurare scenari e anticipiamoli avendo già dei piani pronti.

Monitoriamo il clima aziendale, registriamo costantemente i risultati ed analizziamo i dati; entriamo in contatto con le persone e facciamoci aiutare da chi vive le situazioni tutti i giorni. Per fare questo, inostri sensi dovranno essere attenti ma neutrali, non siamo lì per giudicare o arbitrare, ma per AIUTARE. Un approccio uno ad uno potrebbe essere l’ideale per garantire anche una forma confidenziale.

Raccogliere i dati non basta, dobbiamo anche esaminarli e valutare i risultati, per poter mettere in campo le strategie migliori a migliorare il nostro posto di lavoro. per questo serve una cultura aziendale forte, che permetta di entrare in dialogo sui problemi implementando anche un processo di sostegno alle persone.

Il morale di una squadra ne determina i risultati e questo vuol dire avere un business solido e competitivo.

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