Industria 4.0 e cambiamento

Industria 4.0 e cambiamento

Nell’ultimo periodo si fa un gran parlare di industria 4.0, di rivoluzioni tecnologiche, di cloud aziendali, smartworking e aggiungete tutte quelle brutte parole digitali che conoscete, ma….siamo sicuri che le persone vivano bene il cambiamento?

Assochange, in collaborazione con AIDP ha concluso la ricerca Osservatorio sul Change Management, con 105 aziende coinvolte tra multinazionali e nazionali e alcuni dati mi hanno fatto riflettere.

Da questa analisi emerge che si cerca di innovare e cambiare prevalentemente per una riduzione di costi/efficienza e per le esigenze dei clienti; al terzo posto la trasformazione digitale.

La rivoluzione digitale coinvolge tutti i settori e le aziende si spingono per cercare soluzioni tecnologiche e strategie digitali per sopravvivere lanciandosi sempre di più nel settore IT in cerca di aiuto aprendo portali, app, creando cloud per condividere le informazioni ed avere sempre i dati con sé, spingendo su mail, tablet, macchinari di ultima generazione e automazione e chi più ne ha più ne metta.

Ad essere coinvolti in questa rivoluzione sono le persone che lavorano all’interno delle realtà organizzative e non sempre, quando si prendono queste decisioni, ci si ferma a pensare a come renderle pratiche. Già, il problema non è comprare il nuovo server, ma far sì che le persone lo usino, non è sviluppare la nuova app aziendale o il blog, ma far sì che venga letto e, questo passaggio, non sempre viene gestito.

Ci aspettiamo che le nuove soluzioni vengano recepite ed applicate da tutti, che il nostro modello di business possa decollare velocemente grazie ad un lavoro più agile e flessibile, a nuove relazioni con clienti e stakeholder, all’innovazione portata.

Dobbiamo ricordarci che, per quanto possiamo innovare, se i nuovi strumenti non vengono assimilati ed utilizzati correttamente dalle persone, possono non solo essere inutili, ma anche dannosi.

Quando inseriamo cambiamenti dobbiamo assicurarci che le persone ne capiscano la motivazione e ne condividano le ragioni, non basta che installino l’app sul telefono e che debbano iscriversi alla newsletter perché si brindi per il successo dell’operazione.

La parte più complessa sarà far uscire le persone dalla loro area di confort lavorativa, dalla loro routine. E’ interessante vedere come dai dati del sondaggio emerga non solo la paura del cambiamento, ma anche dell’aumento del carico lavorativo perché sempre connessi e della perdita di posizione.
L’innovazione digitale in effetti può causare anche questo, può essere usata come strumenti per allungare le ore di lavoro, portarle a casa ed avere una sorta di reperibilità anche fuori dall’ambiente lavorativo, a quanti non è mai successo di ricevere mail e chiamate di lavoro anche quando si era in riposo o ferie?
la Francia ha risposto a questo con diritto alla disconnessione, una legge ad hoc per evitare l’abuso della tecnologia da parte delle aziende. personalmente, spero che la ragione possa arrivare da sola a capire che una persona perda in produttività e capacità se costantemente sotto stress ed immersa nel lavoro.
Se, invece, l’informatizzazione entra nell’organizzazione aziendale per aiutare invece che controllare e burocratizzare, questa può portare notevoli benefici, riducendo il carico di lavoro, migliorando le prestazioni e creando ritorno all’investimento fatto.

Abbiamo due isole, la tecnologia e le persone, la sfida è creare un ponte che sia solido e permetta il passaggio da entrambe le direzioni, non è facile, ma sicuramente fattibile.

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