Internal referral, la “buona” raccomandazione

Internal referral, la “buona” raccomandazione

Nella fase di ricerca e selezione del personale, la scelta dei canali comunicativi è fondamentale per la buona riuscita dell’operazione in tempi rapidi e con risorse di talento. Le aziende oggi si basano molto sulle candidature online e l’uso di portali internet più o meno dedicati, ma non è l’unica strada è l’unica strada percorribile…

L’internal referral, detto più genericamente “passaparola”, può essere strutturato come un servizio che permette di segnalare posizioni aperte ed opportunità di impiego a conoscenti che, sulla base delle relazioni personali, sono ritenute idonee professionalmente.

I dipendenti, dirigenti e risorse umane escluse, possono quindi inviare un messaggio alla persona che ritengono idonea in modo che, se interessata, possa mandare il suo curriculum.

Questo sistema genera anche un bonus per il dipendente che ha segnalato la persona se, alla fine del processo di valutazione, questa viene inserita.

Si tratta di strutturare un fenomeno che, secondo i dati della Regione Friuli Venezia Giulia ammonta al 32% delle assunzioni (dati 2015 del Centro per l’impiego di FVG) e che si può già trovare in società ad alta competitività.

In questo modo ci permette di aumentare la qualità dei candidati perché i dipendenti, tenderanno ad individuare profili con competenze già assodate ed in linea con la cultura aziendale oltre a ridurre i costi di ricerca e selezioni ed incrementare il morale e la produttività grazie ad un ambiente di lavoro di alti profili fortemente motivati.

Questo però ha anche degli aspetti negativi visto che rischia di rendere troppo omogenea l’azienda dal punto di vista dei profili eliminando quella diversità creativa che si può ottenere da una pluralità di culture e visioni diverse.

Come in tutti i casi, la parola magica e bilanciare e prestare sempre attenzione a dove si vuole andare.

 

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