Modelli che cambiano

Modelli che cambiano

Sovente troviamo uffici HR incentrati esclusivamente sulla burocrazia, quasi scollegati dal core business dell’organizzazione quando invece il punto di partenza dovrebbe proprio essere la persona…

Fino a pochi anni fa, il sistema aziendale forniva alla persona esperienza, sviluppo delle competente, solidità e rapporti duraturi che permettevano di creare reti di collegamento con altri professionisti, oggi invece l’organizzazione chiede reti esistenti, esperienze fatte e di acquisire il Know-how della persona, in rapporti spesso brevi e con poche prospettive.

Come è andato cambiato questo rapporto, così deve cambiare anche il modello organizzativo che c’è dietro se vogliamo attirare persone di valore.

Il modello di azienda-papà che detta regole ferree, controlla che vengano rispettate e presidia la persona come fosse un bambino, ormai è superato. La persona qui è vista solo come fattore produttivo sostituibile velocemente.

Il modello di azienda-mamma con un supporto costante, cura e sviluppo dato da produzioni non più massive non regge più tanto bene. La persona va attirata, influenzata e motivata con obiettivi, performance e premi.

Quello a cui invece assistiamo oggi è uno scambio tra professionisti, le persone sono ormai self-empowered, possono accedere a reti di professionisti autonomamente, sanno e possono formarsi ed informarsi velocemente avendo già idee ed un know-how da “vendere”.

Il nuovo modello cui dobbiamo tendere è un rapporto uno-ad-uno in cui si crea uno scambio reciproco, con un ambiente collaborativo ed inclusivo. La persona cerca di avere un ruolo chiave all’interno dell’organizzazione, di poter dire la sua e di confrontarsi e co-definire gli obiettivi e le strategie d’impresa.

La persona sigla un nuovo patto, un nuovo contratto psicologico in cui condivide le sue conoscenze e le unisce a quelle aziendali, non più semplice esecutore e non più massivamente influenzato e pilotato dalla realtà che lo circonda, vuole entrare nella stanza dei bottoni…

…ma se non ne fosse capace? Proprio per questo le aziende si affidano sempre di più a contratti iniziali brevi, per “allungare” i periodi di prova e determinare le reali capacità della persona.

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