Orecchio teso ai dipendenti

Orecchio teso ai dipendenti

Fino a qualche anno fa, quando le persone dovevano sollevare rimostranze sulla propria realtà aziendale lo facevano con colleghi, sindacati o forum in cui si “sfogavano” e sollevavano problemi sulle condizioni lavorative o sulle loro preoccupazioni….poi sono arrivati i social e hanno cambiato tutto.

Con l’ascesa di LinkedIn, Facebook, Twitter e siti come Glassdoor le voci di corridoio scambiate tra colleghi hanno ottenuto una cassa di risonanza per tutta quella frustrazione accumulata giorno dopo giorno e scopri scenari che no pensavi possibili e li apprendi in tempo reale.
Forse seguiti anche dalla “moda” lanciata da alcuni, si inizia a leggere di recruiter che si lamentano sui social dei candidati sbandierando in piazza colloqui riservati (professionalità, dove sei finita?), di dipendenti che invece di parlare col loro superiore di un problema, preferiscono postarne le foto su Facebook o lamentarsi delle scelte aziendali senza chiedersi nemmeno perché siano state prese.
La voce dei dipendenti sta diventando sempre più di pubblico dominio, amplificata in tempo reale dai mille mezzi messi a disposizione oggi.

Giusto o sbagliato?

A questa domanda faccio rispondere a voi, io ho una mia idea in proposito, ma quello che mi chiedo è come siamo finiti a sbandierare tutto questo su internet.

Spesso il problema nasce da una mancata comunicazione e dall’incapacità di ascolto. Soprattutto in un mercato del lavoro fluido e globale, dove ormai con meno di 20 euro arrivi dall’altra parte del mondo e dove con videochiamate puoi sostenere colloqui ovunque senza spostarti dalla tua città, ascoltare i propri collaboratori e monitorare il clima aziendale diventa un fattore determinante.

Oltre il punto di vista morale sull’ascoltare le persone con cui si lavora e fare in modo che abbiano un ambiente lavorativo stimolante e possano aiutare l’azienda nel realizzarlo (punto di vista, quello morale, purtroppo spesso dimenticato), si può anche imparare molto dalle idee e suggerimenti delle persone che passano così tante ore della loro giornata vicino a noi.

Le idee possono, se ascoltate, cambiare il nostro business, innovare la produzione, l’interazione coi clienti e rendere le persone più felici di lavorare.

Una cultura organizzativa della voce

Partiamo dal presupposto che non ha senso parlare ed usare la voce se nessuno la ascolta.
Primo ostacolo è quindi avere una linea manageriale che ascolti e, questo, può essere un ostacolo non da sottovalutare. Se, ad esempio, viene riunito un gruppo di lavoro con lo scopo di cambiare l’organizzazione, ma la direzione poi non considera i risultati e le proposte fatte seguendo una linea diversa, le persone si sentiranno non solo sottovalutate, ma anche “inutili” e diventeranno refrattarie anche a proposte future.

Un secondo ostacolo può essere la capacità di rispondere alle voci e domande che ci vengono fatte. Soprattutto in realtà di grandi dimensioni potrebbe non esserci la forza di dare un feedback a tutti creando più scontenti che benefici.
Un gruppo interno di verifica delle idee e dei cambiamenti potrebbe aiutare in questo. Un primo step sarà sicuramente un canale aperto di dialogo e condivisione col proprio manager. Bisognerebbe (e il condizionale è d’obbligo ahimè, visto l’attuale panorama) avere un canale comunicativo informale oltre che formale che alimentino gli scambi e le idee “up” utili all’organizzazione. Certo, ci saranno anche quelle meno utili o più fantasiose ed inapplicabili, ma tra queste si nascono gemme e perle preziose.

Un terzo ostacolo è la percezione delle persone, basata sull’atteggiamento e sulla risposta alle iniziative, idee e proposte fatte.
Anche se molte realtà organizzative cercano di migliorare il canale comunicativo trai vari livelli, quanto, soprattutto i dipendenti, sono coinvolti in questi meccanismi? molte persone usano i social ed internet per dare sfogo alla loro voce perché percepiscono questi post come una realtà separata, un luogo dove tutto è possibile senza avere conseguenze nella vita “vera”. Non scandalizziamoci e riflettiamo piuttosto sul perché abbiano timore a dire queste cose all’interno dell’azienda. Una delle cose più temute infatti è la ripercussione sui dipendenti per aver espresso preoccupazioni, critiche o idee nel proprio posto di lavoro, una paura che non dovrebbe esistere (quanti condizionali in queste righe…non trovi siano troppi?). Alcune persone possono anche decidere di rimanere in silenzio non perché non abbiano nulla da dire, ma perché non hanno la fiducia che le loro parole siano ascoltate o comprese.

Ci sono mille strade e mille modi per creare un clima organizzativo che sia in grado non solo di parlare in senso top-down, ma anche si ascoltare e comprendere; ogni realtà dovrà trovare la sua strada, ma i benefici saranno innegabili, basti pensare a alcuni post scritti sulla pagina Facebook di alcune persone che lavorano per una multinazionale italiana che, invece di stare semplicemente in silenzio come avrebbero potuto, hanno scritto trai vari post e risposte, quanto fosse bello lavorare CON loro.

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