Recruiting: non si cerca, si attira

Recruiting: non si cerca, si attira

Modelli aziendali che cambiano, come scritto la settimana scorsa, richiedono anche nuovi modelli di ricerca e selezione del personale ed il cambiamento può essere grande….

Negli ultimi anni abbiamo assistito al boom del social recruiting, come se il web fosse la nuova Eldorado, basta mettere un annuncio e i candidati arrivano in massa. Questo è parzialmente vero, la crisi lavorativa da un lato, la mobilità dei candidati dall’altro, hanno creato anche questo fenomeno, ma oggi, per avere i migliori, non basta cercarli, bisogna attrarli.

Le persone cambiano ancora una volta, non sono più semplicemente un target da centrare, ma sono a loro volta reti di relazioni in continuo cambiamento e dobbiamo essere in grado di attirare la loro attenzione con occasioni di conversazione per loro interessanti.

La grande novità è capovolgere il paradigma base del recruiting, non è più la persona che deve spiegarci perché vuole lavorare con noi (domanda che vede le risposte più fantasiose in alcuni casi), ma è l’organizzazione a raccontarsi e a rendersi attrattiva per la persona.

Stiamo molto attenti a questo passaggio, rendersi attrattivi non vuol dire raccontarsi come una favola, ma per quello che è realmente la realtà organizzativa, o avremo un brutto risveglio alla fine della selezione. Raccontarsi vuol dire usare storie organizzative REALI, come best practice, dati, storie di collaboratori, non inventare nulla!

Perenne chiave di successo è la trasparenza e la chiarezza, sempre.

Questo ribaltamento richiede anche una nuova skill da parte delle risorse umane, la capacità di raccogliere contenuti, sintetizzarli e trasformarli in racconti con un corretto editing in forme che si avvicinano maggiormente al mondo del marketing.

Il recruiting diventa anche grafica, video, gioco (un esempio di questo è dato da MSC e la sua piattaforma di recruting gamification lanciata sui social).

La funzione HR non può essere tuttologa, serve quindi una stretta collaborazione con il marketing, di cui deve avere almeno una base conoscitiva.

Il recruiting non può e non deve puntare semplicemente a coprire una posizione vacante, ma deve creare una relazione continua e costante con le community e le persone che le compongono per riuscire ad essere sempre in ascolto attivo e dar vita ad un’esperienza di incontro che anticipa la richiesta e pone preventivamente le basi del processo selettivo.

 

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