RSPP e HR: Intervista al dott. Riccardo Gianforme

RSPP e HR: Intervista al dott. Riccardo Gianforme

rgianformeIncontriamo oggi il dott. Riccardo Gianforme, Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, Formatore per la Sicurezza sul Lavoro. Cerchiamo di capire il ruolo degli RSPP e come si rapporta con l’HR manager.

Riccardo, intanto grazie della disponibilità e opportunità che ci dai. Ti presento io o ci dici qualcosa tu?

Ciao Roberto, grazie a te per dedicarmi spazio nel tuo blog. Mi presento brevemente ai tuoi lettori: mi chiamo Riccardo Gianforme e ho conseguito la laurea in economia, commercio internazionale e mercati finanziari presso l’Università di Trieste nel 2008. Dal 2010 mi occupo di amministrazione e gestione del personale dipendente, soprattutto nel settore del commercio e degli Studi Professionali. Dal 2013 collaboro con Xequo Srl, società partner dello Studio Carlo Corocher – Giorgio Ornella & Associati, occupandomi anche di Salute e Sicurezza nei luoghi di Lavoro. Dal 2014 sono formatore qualificato A.N.fo.S ai sensi L. 4/2013 – ID n° 2845 (vedi link).

Ormai è da tempo che ti occupi di sicurezza e formazione; in poche battute, ci dici gioie e dolori?

La gioia principale è ricevere feedback positivi dai discenti al termine di ogni evento formativo, segno che il mio lavoro di formatore è apprezzato. Il dolore principale è rappresentato dalle imprecazioni, a volte molto colorite, degli imprenditori. Sì, infatti, quando effettuo audit di conformità presso le aziende mi ritrovo a dover spiegare quali sono gli adempimenti minimi obbligatori per essere “in regola” con il Testo Unico D. Lgs. 81/2008 e normative collegate. Ecco, diciamo che non sempre ricevo un sorriso ed una pacca sulla spalla… ma ormai ci ho fatto l’abitudine ed ho capito che fa parte del gioco.

Tradizionalmente l’azienda considera la materia della prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali come qualcosa “di esterno” a cui adattarsi. In cosa ci si imbatte nel trascurale? 

Proprio in questi giorni è su tutti i giornali la notizia della depenalizzazione di circa 40 reati. Tuttavia, a proposito di Sicurezza sul Lavoro, lo stesso allegato del D. Lgs. 8/2016 esclude espressamente dalla depenalizzazione i reati contemplati dal Testo Unico D. Lgs. 81/2008 in materia di tutela della Salute e della Sicurezza nei Luoghi di Lavoro. Di conseguenza, i reati previsti nel Testo Unico, puniti con la sola pena pecuniaria della multa o dell’ammenda, conservano natura penale e pertanto continuano ad essere perseguiti secondo la disciplina già in vigore.

Inoltre con uno dei decreti attuativi del Jobs Act entrato in vigore il 24/09/2015 le sanzioni sono aumentate:

– se la violazione si riferisce a meno di cinque lavoratori: arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.315,20 a 5.699,20 euro

– se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori gli importi della sanzione sono raddoppiati: arresto da quattro a otto  mesi o ammenda da 2.630,40 a 11.399,6 euro

– se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori gli importi della sanzione sono triplicati: arresto da sei  a dodici  mesi o ammenda da 3,945,6  a 17.097,6 euro

C’è da aggiungere, però, che nel calcolo della sanzione massima utilizzando le procedure di cui al D.lgs 758/94, l’eventuale prescrizione si estingue pagando un quarto del massimo.

Quanto è importante interfacciarsi con l’HR management per una strategia comune per cambiare questa idea? 

Mi rendo conto che sono pochi quelli che considerano la “formazione” come un vantaggio competitivo nei confronti di chi non la fa. Ancora troppi manager considerano la “formazione” come un costo senza un ritorno economico. Bisogna però abituarsi a guardare nel lungo periodo. In materia di Sicurezza sul Lavoro un collaboratore formato ha 3 marce in più:

  1. ha più stima nei confronti dell’azienda e conseguentemente lavora meglio;
  2. sa comportarsi correttamente in situazioni possibilmente a rischio della sua e altrui sicurezza;
  3. sviluppa un’attenzione più sostenuta alla qualità dei prodotti, al loro miglioramento e alle innovazioni.

Solo altri 3 dati che gli imprenditori dovrebbero considerare a proposito di formazione sulla Sicurezza sul Lavoro:

  1. in Italia il costo degli infortuni sul lavoro rappresenta il 3 % del PIL;
  2. un infortunio all’azienda costa 5,5 volte tanto rispetto ad una normale giornata lavorativa;
  3. 1 euro speso in formazione ha un ritorno medio economico di 2,20 euro.

E aggiungo ancora anche altre 2 cose:

  1. ricordiamoci che l’INAIL è un’assicurazione, e come tutte le assicurazioni cerca di rifarsi sull’assicurato per non pagare. Se l’azienda non è in regola con gli adempimenti minimi obbligatori farà rivalsa al datore di lavoro;
  2. le tariffe di rimborso INAIL sono molto basse e, se vuole, il lavoratore infortunato può chiedere il danno differenziale al datore di lavoro.

Quali sono gli esempi positivi e le criticità che hai riscontrato nella collaborazione tra RSPP e HR manager?

Elementi positivi:

– migliore gestione di un cronoprogramma formativo;

– migliore capacità di mediare i tempi della formazione con l’attività di produzione aziendale.

Elementi di criticità:

– mancanza di una cultura sulla Sicurezza sul Lavoro;

– i pochi controlli ispettivi creano un forte pretesto nel “non fare niente perché tanto non vengo controllato”.

Siamo sempre più globalizzati, come affronti la sfida di insegnare la sicurezza a persone di culture e background diversi?

Sono costretto a considerare la classe nel suo insieme per ovvi motivi organizzativi, infatti non sempre mi è facile raggruppare le persone per età e background professionale. Nonostante questa difficoltà, riesco sempre a mediare le esigenze di ogni azienda e di ogni partecipante fornendo così loro una formazione davvero efficace.

Quanto è importante coinvolgere e sensibilizzare “l’alunno” quando si parla di sicurezza e come lo fai?

A nessuno da adulto piace tornare fra i banchi di scuola. A nessuno. E’ importantissimo rendere la formazione un momento proficuo sia per me come docente, sia per partecipanti come soggetti beneficiari. Per fare questo utilizzo principalmente 3 strumenti:

  1. case study utilizzando video tratti da YouTube e relativa discussione in aula;
  2. esperienze dirette dei lavoratori;
  3. i video di Napo

Cosa cambieresti oggi nel lavoro che fai?

Vorrei avere più strumenti per incentivare la sensibilità delle aziende e dei loro Key Man. Nonostante, infatti, l’obbligatorietà della materia, le aziende la vedono, come dici tu, un qualcosa “di esterno” a cui adattarsi.

Ad ogni modo ora utilizzo 2 strumenti:

  1. i finanziamenti tramite i Fondi Interprofessionali che risultano abbastanza efficaci e snelli da applicare;
  2. la riduzione del tasso medio di tariffa per prevenzione tramite presentazione del modello INAIL OT/24. Sostanzialmente le aziende ottengono uno sconto sul tasso medio di tariffa applicato se eseguono interventi per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli minimi previsti dalla normativa in materia.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e speriamo di poter approfondire quanto prima alcuni degli spunti emersi. Un ultimo intervento?

Per concludere voglio ringraziare Roberto per avermi dedicato spazio in questo blog. Ti auguro di realizzare i tuoi desideri professionali quanto prima. Dal canto mio, i miei obiettivi futuri sono quelli di specializzarmi come consulente per la Sicurezza sul Lavoro nelle realtà piccole e a basso rischio, in quanto è proprio in questi luoghi di lavoro che gli imprenditori hanno bisogno di una figura che li segua in maniera professionale, snella ed al contempo efficace e concreta.

Un saluto a tutti i lettori.
Riccardo Gianforme

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