Scegliere un buon capo

Scegliere un buon capo

Una componente fondamentale sul posto di lavoro è il proprio capo/superiore e il rapporto che riuscite ad instaurare con lui/lei.
Quando stiamo valutando un nuovo posto di lavoro, diventa importante per la nostra futura felicità e produttività, in fase di colloquio, capire se il nuovo superiore sia una persona valida o un cattivo manager. Certo, c’è lo stress di essere intervistati, ma contemporaneamente siamo anche noi che dobbiamo valutare lui/lei.

Una delle ragioni principali per cui una risorsa lascia il posto di lavoro o è scarsamente produttiva, è data proprio dal rapporto col manager che può essere anche completamente assente se si erige un muro comunicativo trai due.
E’ difficile capire, durante un colloquio, con che tipo di manager stiamo parlando, ma abbiamo la possibilità di raccogliere informazioni e farci almeno un’idea.

Conosciamo cosa cerchiamo
Iniziamo dal capire cosa vogliamo dal nostro superiore. Ci sono delle condizioni minime? E’ una persona onesta, che ci offre un posto di lavoro sostenibile in cui possiamo fare la differenza? Vogliamo che sia un coach coinvolto nel nostro lavoro o che ci lasci spazio? Passeremmo un’ora col lui/lei conversando di aspetti extra lavorativi?

Facciamo i compiti a casa
Forse la crisi lavorativa, forse la voglia di trovare un nuovo lavoro quanto prima, forse..non lo so, ma sta di fatto che nell’ultimo periodo i curricula si distribuiscono a pioggia, quasi valga la regola del volantinaggio e così finisce che non sappiamo nemmeno per che lavoro ci stiamo presentando.
Quando ci presentiamo ad un colloquio dobbiamo aver prima studiato, mai andare impreparati. Documentiamoci sull’azienda, sul posto di lavoro, sul manager.
Usiamo Google, Facebook, LinkedIn per capire che tipo di persona sarà il nostro capo, anche eventuali interessi che ha così da cercare un aspetto a cui connettersi e instaurare un rapporto; che tipo di gestione ha dell’azienda. Se trovate ex dipendenti, ancora meglio, soprattutto se vi danno delle informazioni. Attenzione però, se sono ex, in alcuni casi i loro giudizi saranno negativi, cercate di cogliere l’oggettività dalle loro risposte.

L’istinto ha spesso ragione
E’ importante mantenersi onesti con se stessi durante il colloquio. Focalizzarsi su come ottenere il lavoro a tutti i costi può offuscare il nostro giudizio e il nostro istinto. Dopo ogni fase, chiediamoci se è veramente il lavoro che vogliamo ed il superiore per cui vogliamo lavorare. C’è feeling con questa persona? E’ una persona difficile con cui entrare in relazione o sono emersi dei lati del carattere che non sono compatibili coi nostri? Evitiamo che in futuro nel lavoro si finisca con un rammaricato “avrei dovuto capirlo”, perché avremmo davvero dovuto capirlo, dare retta alla sensazione allo stomaco che avevamo ignorato durante il colloquio.

Porre domande nel modo giusto
Il colloquio è un processo a doppio senso, anche se spesso ce ne dimentichiamo.
Scordiamoci le domande dirette, è sicuramente controproducente chiedere all’intervistatore “Che tipo di leader sei?”, sarebbe un suicidio.
Invece possiamo cogliere il tipo di persona che abbiamo davanti facendo domande che ci aiutino e che, contemporaneamente, ci pongano già in quel posto di lavoro nella sua mente. “Come si svolgerà la giornata lavorativa?”, “Che mansioni avrò?”, “Come funziona il processo formativo e come imparerò?”. Attenzione però, la persona con cui state conversando è in modalità vendita, non basiamoci solo su quello che dice, ma anche su come lo dice.
Ricordiamoci che la comunicazione non verbale influenza il 55% il messaggio che ci arriva, non trascuriamola. Se la persona con cui parliamo si sta impegnando nel colloquio, probabilmente lo farà anche nel rapporto di lavoro.

Incontriamo i colleghi
Se siamo in una fase avanzata di trattativa, non c’è nulla di male a chiedere di incontrare i futuri colleghi. Parlare con persone che condividono lo stesso capo e chiedere che cosa vuol dire lavorare per lui/lei, sia gli aspetti positivi ma anche quelli negativi. Senza insistere troppo o esagerare però.

E, per finire, in bocca al lupo!

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