Sistemi formativi e top performer

Sistemi formativi e top performer

Investire sui top performer è una strategia vincente o devo investire in ugual maniera su tutti? Alcune (discutibili) considerazioni che mi sono venute in mente…

Partiamo subito con una domanda: alle olimpiadi è giusto che tutti abbiano la possibilità di gareggiare?

mhh….

A corsi formativi e progetti di alte prestazioni, è sbagliato non far partecipare tutti i membri dell’organizzazione?

Le considerazioni che mi sono venute in mente dopo la conversazione con un formatore avvenuta qualche giorno fa vertono proprio su queste prime domande che mi venivano in mente.

La prima è sull’aspetto discriminatorio della formazione: non è per tutti, anche se alle società di formazione piace farcelo credere (ma magari su questo torneremo in un altro articolo). Se tutti infatti fossero in grado di lavorare come top performer e portare a casa alti risultati, non sarebbero più alti, ma semplicemente performance medie. Investire quindi in una formazione mirata a livelli più alti verso alcuni individui sembrerebbe giustificato, esattamente come rendersi conto che nelle organizzazioni, alcune persone hanno capacità sopra gli altri.

Ad ogni persona il giusto livello di formazione, se avrà le capacità e competenze, potrà passare allo step successivo.

Sempre a suo di esempio, io non ho iniziato la scuola al liceo per poi fare le medie, allo stesso modo la formazione deve prevedere gradi diversi. Alcuni, non faranno mai l’università…

Allo stesso modo, alle olimpiadi vanno gli atleti con maggior talento e capacità, puntano alla medaglia con anni di sforzi, allenamenti intensi ed attitudini che non tutti possediamo o siamo in grado di acquisire.

Le organizzazioni ovviamente vorrebbero avere solo medaglie d’oro all’interno del loro corpo, non solo vogliono eccellere, ma anche essere in grado di mantenere il vantaggio competitivo migliorando velocemente e, magari, spendendo poco.

Il problema spesso è proprio che la formazione si incardina sui concetti di velocemente e economica, quando invece richiede fatica e giusti tempi per essere un vero beneficio.

In alcuni casi, partire dai successi per crogiolarsi è il primo errore. I top performer richiedono formazione di alto livello e questa deve partire da cosa è andato storto. Chiaramente anche i successi sono importanti, ma non devono essere una scusa per non imparare dagli errori.

L’errore è un ottimo insegnate se lo si ascolta…

e permette di imparare velocemente con l’esperienza diretta, buona o cattiva che sia. Apprendere dagli errori è spesso il sistema formativo che ci serve per fare il salto di qualità e prendersi carico delle proprie responsabilità ed azioni (altra nota dolente in molte aziende, lo scaricabarile delle colpe quando si sbaglia).

Imparare a vincere è ciò che le organizzazioni devono fare e, per farlo, hanno bisogno delle persone al loro interno e, in particolare, dei loro top performer.

Cosa ne pensate?

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