Smart Working, qualche considerazione

Smart Working, qualche considerazione

Lo Smart Working è il “lavoro agile”, come descritto nella relazione introduttiva del nuovo disegno di legge che coinvolge i lavoratori autonomi. Lo smart working viene definito come modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”. Cerchiamo di capirlo meglio.

E’ identificabile con il lavoro che si può svolgere ovunque grazie al supporto delle nuove tecnologie, seguendo però gli orari dei contratti classici di riferimento (i CCNL o i contratti aziendali).  Per precisare, non si parla di telelavoro, di stare a casa o ad una postazione fissa fuori dall’ufficio, ma di lavorare ovunque si voglia.
Nel disegno di legge si parla inoltre di trattamento economico, parificato a quello degli altri lavoratori a parità di mansioni aziendali e, in più, incentivi di carattere fiscale e contributivo riconosciuti in caso di efficienza ed incrementi produttivi.

Tutto il discorso si basa su due punti cardine:

  • Le tecnologie stanno rivoluzionando il modo di lavorare in molte aziende, il fordismo è ormai un ricordo lontano, il toyotismo ha cercato di adattarsi a questo nuovo sistema in velocità, ma ormai il rapporto tra mercato e azienda si sta invertendo.
  • Aumento di produttività e abbassamento dei costi. Il Ministero dice che: “Da una parte, numerose ricerche dimostrano che chi lavora fuori dell’azienda è mediamente più produttivo dei dipendenti che sono in ufficio (grandi aziende internazionali riportano un aumento di produttività del 35-40%), si assenta meno (circa il 63% di assenteismo in meno) ed è sicuramente più soddisfatto, riducendo così le possibilità che decida di lasciare l’azienda, costringendo quest’ultima a investire risorse nella formazione di una nuova persona. Non solo: una recente ricerca prodotta dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano stima che l’adozione di pratiche di smart working in Italia potrebbe significare 27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi.”

Abbiamo lavoratori più felici, produttivi e tutelati; aziende che spendono meno e innovazione tecnologica dei posti di lavoro, cosa aspettiamo? Addio vecchio lavoro, benvenuto Smart Working!

Non è tutto oro quel che luccica però…

Dal lato del lavoratore c’è anche da guardare l’aspetto di tutela della sicurezza che diventa quasi ingestibile e di cui il testo di legge non parla. Inoltre il lavoratore è diretto responsabile per la tutela dei dati aziendali fuori dall’ufficio e delle apparecchiature. Le aziende prevederanno una qualche forma assicurativa? E le assicurazioni faranno piani appositi per dare copertura?
C’è da considerare il discorso delle ore lavorate. Siamo certi che il lavoratore non si trovi a lavorare molte più ore di quelle retribuite proprio per via della possibile e costante reperibilità fuori dall’azienda? (banalmente, quanti di voi hanno una chat whatsapp del lavoro? La spegnete ogni volta che timbrate il cartellino?) Probabilmente finireste col fare molte ore in più rispetto al lavoratore “classico”.
E poi, diciamo la verità, stare sotto l’ombrellone in spiaggia, mentre lavorate, vi renderà più produttivi e felici? O a casa, con i bambini che giocano?

Certo, se gestito bene, avrete più tempo da dedicare alla vita privata, riuscendo a bilanciare le due realtà e questa è sicuramente la miglior cosa, farvi piacere il vostro lavoro, dedicare tempo alla famiglia ed essere produttivi. 

Parliamo dell’azienda ora.
In Italia la presenza fisica è ancora un fattore molto importante per rendersi visibili e fare carriera. Il luogo fisico di lavoro è ancora importante per fare relazione coi colleghi creando anche un ambiente che dovrebbe essere piacevole. Questi concetti vengono persi completamente.
Aggiungiamo un altro aspetto; saranno i risultati a dire che si stanno dando performance migliori o rimarrà il dubbio al datore che, stando fuori dal suo radar, stai facendo comunque poco?
Il modello poi non è certo applicabile a tutte le aziende, anzi, considerando che in Italia parliamo quasi sempre di piccole e medie imprese, i calcoli possiamo farli velocemente da soli sull’impatto dello smart working.

Come tutte le cose, ha pro e contro, valutateli attentamente nella vostra azienda prima di lanciarvi in una nuova “moda”.

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[…] Riprendo l’articolo pubblicato dal mio amico Roberto Santoro sul suo sito. […]

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[…] Autonomia Dando la possibilità di partecipare alla formulazione di obiettivi generale e specifici, aumenteremo il coinvolgimento delle persone nell’azienda e daremo il senso di responsabilità delle scelte fatte. L’autonomia li coinvolge direttamente anche nelle scelte quotidiane permettendo di prendere decisioni non solo sulla base di alternative prefissate, ma alimentando anche scelte individuate autonomamente. Un altro segnale di responsabilizzazione è la possibilità di controllare il proprio ritmo di lavoro, spazi e tempi, come visto nello smart working. […]