Un bel posto per lavorare

Un bel posto per lavorare

Tutti siamo alla ricerca dell’azienda perfetta, quella che spesso appare nelle campagne di employer branding; poi abbiamo una realtà che non sempre rispecchia le nostre aspettative. Dobbiamo allora arrenderci o è meglio lavorare per migliorare il nostro contesto lavorativo?

Perché non tutto è perduto, perché le organizzazioni sono organismi viventi che cambiano nel tempo e, come l’educazione dei nostri figli, così possiamo influire anche nei comportamenti e sui sistemi aziendali, possiamo fare la differenza anche con piccole cose.

Avete mai sentito parlare del Butterfly Effect? L’effetto farfalla (in italiano) si rifà alla teoria del caos e, in poche parole sostiene che piccole variazioni nelle condizioni iniziali (il battito d’ali di una farfalla) possano procurare grandi variazioni a lungo termine (uragano). Basandoci sulla stessa teoria e portandola nella nostra organizzazione (la teoria, non il caos completo, mi raccomando!) possiamo anche noi compiere quelle azioni che, a lungo termine, renderanno il nostro luogo di lavoro migliore.

Dove posso dare il meglio e cosa serve perché il mio lavoro mi piaccia? L’elenco di cose potrebbe essere lunghissimo, ma mi fermo ad alcuni punti per me importanti.

  1. Un ambiente stimolante e non soffocato dalla burocrazia, dove ci si possa mettere in gioco, vengano riconosciuti i meriti e si possa operare anche per il miglioramento dei punti deboli grazie a coaching e/o mentoring, senza aver la paura di apparire imperfetti. Come dire, via alle scuse, prendiamoci le responsabilità sapendo di poter anche crescere professionalmente ed umanamente invece di scaricare sempre il barile.
  2. Obiettivi comuni e condivisi, che focalizzino il lavoro di squadra. Condividere dove si vuole andare e come, anche mettere in discussione le metodologie se serve, per una focalizzazione unica. Puntare tutti allo stesso bersaglio aumenta di molto le possibilità di centrarlo, se invece ognuno pensa solo a quello che ha davanti alla sua postazione di lavoro senza avere chiaro il quadro generale si perdono innumerevoli possibilità per l’azienda e si rimane chiusi nel proprio guscio rendendo anche l’ambiente di lavoro più sterile e povero.
  3. Pause relax, perché servono anche quelle! E’ assodato che le persone non possano rendere costantemente al 100% per 8 ore filate e che una piccola pausa possa liberare la mente e ridare quelle energie necessarie a riprendere il lavoro in maniera più produttiva. Ma non penso solo alla macchinetta del caffè messa in corridoio, ma ad un momento anche di interazione trai colleghi che esuli dagli aspetti lavorativi, quattro chiacchiere al bar in cui scaricare la tensione, approfondire la conoscenza e creare legami tra il team.
  4. Clima di comunicazione aperto e rispetto. Non mi stanco mai dirlo, chi legge frequentemente i miei articoli lo sa. E’ fondamentale avere un clima che permetta di comunicare in modo trasparente a tutti i livelli. Creare e mantenere un ambiente che, nel rispetto reciproco non precluda la comunicazione e non inibisca il dialogo. Ognuno avrà idee diverse e approcci diversi per affrontare determinate situazioni, ricordiamoci che la diversità organizzativa è un vantaggio competitivo, non soffochiamola chiudendo il dialogo ed il rispetto reciproco, non solo tra le persone poste orizzontalmente, ma anche verticalmente nel planigramma della nostra realtà.

Chiediamoci se questi pochi punti rappresentano degli insormontabili ostacoli o possono essere applicate nel nostro piccolo, perché, come la farfalla può scatenare un uragano, noi possiamo essere artefici di un grande cambiamento coi nostri piccoli gesti quotidiani.

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